Umido

Tutto quello che è indistinto, triste e maleodorante. Quello che vorresti mettere fuori dalla porta prima possibile, e che invece andrebbe usato per coltivare il giardino.

2 thoughts on “Umido

  1. Inizia novembre ed è tempo di caldarroste… sento l’odorino buono

    DAL GENOVESE

    Sera. Un clochard cammina all’indietro nel giardinetto, regge alta sulla testa una salsiccia e scalcia un cane per tenerlo a distanza:
    – Via fratellino. Oggi la cucco io. – E’ madido di sudore, macchiato di pomodoro, barba e capelli arruffati.
    Infine il cane demorde e lui siede di botto sulla panchina, accanto a un altro barbone, ma da terra raccoglie un sasso e lo tira al cane – E vai a cuccia, che è ora!
    – Lascia stare quel cane… Cosa fai qui? – lo redarguisce l’altro.
    – Perché mi sono seduto qui ? E tu perché me lo chiedi? Dove dovrei sedermi? Oggi mi girano proprio… Hai capito, no? – gli mette la salsiccia davanti al naso – Non mangio da ieri. Il macellaio l’ha messa fuori dalla porta, eh sì, l’ho presa prima che la prende il suo cane che è grasso.

    L’altro prende un foglio di un quotidiano e inizia a leggere aggiustandosi degli occhiali rotti. Poi, sempre con lo sguardo fisso in avanti:
    – La mangi così, cruda?
    – Stanotte ho fame. Anzi il guaio è che quei deficienti del Comune hanno lanciato la raccolta differenziata. Ecologia la chiamano: non sono un cretino, io ho studiato. Hanno messo tutti i sacchetti di plastica e i cartoni da una parte e la roba da mangiare dall’altra. Così quando voglio prendere un panino o delle fette di salame me li devo infilare in tasca – mette la mano in tasca e tira fuori un pomodoro guasto: – Prendi questo pomodoro: mi si è spiaccicato tra le mani poi è colato nella barba e mi ha rovinato la giacca nuova che mi hanno regalato in ottobre. Lo vuoi tu? Adesso ho la barba rossa, come Mosè, quello che ha costruito la torre di Babilonia. Guarda le stelle: dicono gli astronomi che c’è scritto il destino, anche il tuo. Sono nato sotto il segno di Marte, era martedì e la stella non sbaglia. Ariete: combattivo. Uno nasce con la fortuna, la salute e l’amore, alla radiolina lo ripetono spesso, e anche le zingare che sono furbe lo sanno, solo che invece che guardare le stelle lo vedono sulle mani, ma le mie non le guardano perché ho troppe esperienze e troppe righe. Guarda!
    – Io a te le mani non le leggo. Meglio il giornale. – sbotta l’altro cercando di alzarsi, ma lui lo trattiene :
    -Ascoltami, dove vai ? Fortuna, salute e amore. Io sono nato senza tutte e tre ma ci credo lo stesso. Dev’essere colpa mia. Quando da bambino mi davano gli schiaffi non cedevo mai e me lo dicevano che non avrei fatto fortuna. A togliermi la salute ci aveva già pensato mio padre e forse Brillo e Luca che mi prendevano la merenda e mi davano delle cartellate in testa, l’inquinamento del fiume e della strada fino all’incrocio ha fatto il resto. L’amore? Bah, senza le prime due chi mi cerca? tu ce l’hai una donna?
    – Io? No.
    – A dir la verità mi ero innamorato di Giusy, la conosci, ci dividevamo la birra e la sigaretta e mi aveva promesso di farlo per sempre. Poi però non l’ho più vista, forse è partita con Toni, lui andava in cerca delle sue cicche e per me la tiene nascosta. Però alle stelle non ci credo del tutto, ci credono solo i poveri.
    Il secondo clochard lo interrompe: – Andiamo dal Genovese, quello delle caldarroste. Vengo con te che lo conosco.
    – A fare?
    – Vieni.
    I due si alzano, uno con la salsiccia, l’altro prende una bottiglia da sotto la panchina.
    – E’ rosolio, gli offriamo un bicchierino e quello ci arrostisce la salsiccia – si avviano traballando per un breve tragitto e trovano un vecchio, dignitoso, il volto caliginoso, vicino a un braciere.
    – E’ ancora caldo? Senti che buon fumino…
    – Caspiterina! E’ come l’inferno! – fa il caldarrostaio.
    – Mi fai mettere dentro la salsiccia? – dice il primo clochard
    – Ma togliti dalle palle! – gli risponde il vecchio.
    – Cosa ti costa? La arrostiamo e ti diamo un buon bicchierino.- intanto avvicina la salsiccia al braciere fumante.
    – No. Mi impuzzolenti tutte le castagne che poi non le compra nessuno!
    – Puzzano di bruciato lo stesso.
    – Se la vuoi mettere ci tieni anche la mano.
    – Per fortuna sono un duro, anche se metto la mano sul fuoco non mi brucio. Eccoti servito, Genovese delle mie castagne – il clochard tiene per un po’ la salsiccia e la mano nel braciere…poi alza d’improvviso la mano e ridendo prende la salsiccia e la fa annusare all’altro:
    – Senti che profumino! Ne vuoi un po’ anche tu, Genovese? – la divide in tre pezzi e li distribuisce, infine tenendo la salsiccia in bocca si fascia la mano con un fazzoletto che prende dalla tasca. Il secondo clochard tiene pronta la bottiglia. Il caldarrostaio tira fuori tre bicchierini e si versano il rosolio. – Manca solo la Giusy. Questa è la trattoria che preferisco – dice il clochard e alza il bicchierino di rosolio con la mano fasciata per brindare con gli altri – Dal Genovese. Sotto le stelle.-

    Andrea

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