Respira e sbatti le alucce

Ho ricominciato a respirare.
Intendo lo “stare con il respiro” dello yoga e della meditazione: con quel respiro, nel presente, e con ogni respiro, momento per momento.

All’inizio pensavo che concentrarsi sul respiro equivalesse a isolarsi da tutto il resto.
Invece succede che il respiro ti àncora al momento presente, e ti sintonizzi meglio con quello che ti circonda. È una sensazione quasi paradossale, ma percepisci più distintamente i dettagli, anche quelli emotivi.

Mentre respiro i miei occhi si trovano spesso a seguire la pennellata solida di un gabbiano in volo, o le brevi traiettorie ricamate da un passerotto.
Io respiro, mi allungo con la mente verso di lui, e se ascolto bene

per un istante ho un assaggio di come sia affrontare tutto quell’azzurro.
Attimi alati.

Quando però i miei occhi tornano verso il suolo, mi accorgo che dentro di me esercitano il tiro alla fune due forze opposte: di qua l’ebbrezza delle ali che danno forma solida al vento; di là il fastidio acuminato dell’insicurezza, il pungolo di quando ti manca la terra sotto i piedi.

Noi imparando a camminare rischiamo alla più sporca di sbucciarci un ginocchio. Cosa dev’essere per loro spiccare il volo per la prima volta?
Com’è buttarsi nel vuoto quando ancora non hai mai usato le ali?

Chiaramente ci ho messo un po’ ad accorgermi che in realtà il punto è la mia situazione attuale. Sto lavorando sui cambiamenti; inebriata dal volo, impaurita dal vuoto.

Quindi, per una volta, ho la risposta. Spiccare il volo per la prima volta è come riappropriarsi di un mondo da cui ti sei sempre difeso. È come la risata genuina che sgorga in una situazione assurda, come la prima corsa scalza sul prato a primavera, come sentirsi allo stesso tempo pieni e leggeri.
È proprio come quando fai un bel sorriso e ti lasci andare.

Certo, càpita anche che prevalga la paura.
In quei momenti non mi resta altro che respirare e sbattere le alucce.
Che tanto ormai mi sono buttata.

Vetro: tutto quello che è trasparente, duraturo, e va trattato con delicatezza. Quello che può contenere una nave o la marmellata fatta in casa.

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Simili come un cane e il suo padrone

Ci sono pomeriggi che vivi rilassato, e trovi dentro interessanti scoperte.
Sono seduta sul divano di una casa che un po’ sento mia, la stanza illuminata solo dalle lucine dell’albero e dalle carezze a Luna; lei scodinzola e mi guarda come se io fossi fondamentale.

La mente si rilassa, e ripesca i ritratti dei cani che ho incontrato in questi giorni assieme ai loro padroni. Fra loro c’è sempre quella somiglianza profonda e un po’ buffa, che mi spinge a un secondo sguardo, obliquo come un sorriso nascosto.

Osservo Luna; e per la prima volta abbraccio consapevolmente il fatto che il rapporto tra me e lei è in costante, sano mutamento. Eccolo il motivo della somiglianza, davanti a me: è che si cresce assieme.

Fa un po’ ridere; sappiamo tutti della somiglianza tra cani e padroni, ma non siamo altrettanto consapevoli di quanto, per lo stesso processo, finiamo per assomigliare alle persone che amiamo.
Stesa davanti a me a rosicchiare la sua orecchia di maiale, Luna quindi dovrebbe assomigliare un po’ anche a me e al gruppo di amici storici con cui ci incontriamo sempre.

Un moto d’orgoglio mi fa raddrizzare la schiena: dobbiamo essere niente male, niente male davvero.

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Vetro: tutto quello che è trasparente, duraturo, e va trattato con delicatezza. Quello che può contenere una nave o la marmellata fatta in casa.

 
photo credit: Pim Geerts via photopin cc

Appunti sul Male

Ieri sera mi guardavo allo specchio.

Negli occhi.

Sai, quando strabuzzi,

strabuzzi,

e quasi quasi ti convinci di essere il Male.

E ho detto: “Ma se il Male sono io

allora sono a cavallo”.

E ho preso un appunto per ricordarmelo.

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Vetro: tutto quello che è trasparente, duraturo, e va trattato con delicatezza. Quello che può contenere una nave o la marmellata fatta in casa.

 
photo credit: Nebojsa Mladjenovic via photopin cc

La travolgente bellezza del cambiamento

Questa mattina ho trovato un regalo che mi sono fatta più di quattro anni fa.

Trovarle è stata un’emozione che rapidissima è arrivata al centro. Scritte su un libro esile ma importante, che mi ha aperto a un cambiamento duraturo e ancora in corso.

Poche righe, lasciate in onore di un’intuizione, impresse fluidamente dove si scrive la dedica.

 

Lignano, spiaggia, 29/08/10

Quando per la prima volta ti trafigge per un istante la paura nel lasciare in giro oggetti che incarnano momenti belli.

Lì, imparerai consapevolmente, dopo tanti bei cambiamenti, la travolgente bellezza del cambiamento.

 

Forse quel giorno di agosto, riposta la penna e chiuso il libro, ho immaginato la me di quattro anni dopo che mi veniva incontro lungo la spiaggia, per ringraziarmi. E il cerchio si è chiuso.

Il libro era “Lo Zen”, di Alan Watts.

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Vetro: tutto quello che è trasparente, duraturo, e va trattato con delicatezza. Quello che può contenere una nave o la marmellata fatta in casa.

 
photo credit: coloneljohnbritt via photopin cc

Contest letterario – vampiri!

Qualche sera fa ricevo questo messaggio:

Ciau carissime! Contest letterario in casa, lanciato ieri sera da Mauri con un bicchiere di rosso davanti che sapeva di tappo, ci state? Tema: due vampiri si svegliano improvvisamente da un lungo sonno, dialogo tra i due, tutto libero. Lui forse finisce già stasera, forse anche io, tempo limite una settimana (giusto per darsi uno sprone…), fatemi sapere che ne pensate! Bacione!

Dopo lunghi giorni di elucubrazioni, questa mattina l’ispirazione è arrivata fulminante. Ecco il risultato… E tu, vuoi partecipare al contest?

 

 

Per Dorina il risveglio, quella mattina del primo settembre, fu sicuramente il più strano ed eccitante di tutta la vita, la breve e triste vita che aveva trascorso fino a quel momento.
Aprendo gli occhi all’alba nella sua cameretta rosa, la prima sensazione vagamente disturbante fu un lieve mal di testa. Richiuse gli occhi e le balenarono alla mente gli avvenimenti della sera prima, testimoniati dalla bottiglia riversa e dalla boccetta vuota che ancora giacevano sul comodino.
Ma ciò che non riusciva a spiegarsi, e che a dire il vero la ringalluzziva un bel po’, erano i due bellissimi uomini, profondamente addormentati, stesi accanto a lei.

Per Alistair e Gavin il risveglio, quella mattina del due settembre, fu uno dei più strani e inquietanti di tutta la vita, la lunga ed eccitante vita che avevano trascorso fino a quel momento.
Si svegliarono quasi nello stesso momento; aprendo gli occhi constatarono una serie di particolari molto seccanti: non si trovavano fra i velluti cremisi delle loro stanze, ma in una pacchiana cameretta rosa; avevano un mal di testa pulsante, e mani e piedi legati al letto da una serie di orridi gambaletti annodati fra loro.
Si svegliarono di soprassalto per colpa di un raggio di sole che filtrava attraverso le tende rosa, bruciando la loro delicatissima pelle; e soprattutto si svegliarono con un’umana, un’umana giovane e bruttina, che li fissava con un ghigno stampato in faccia.

– E questa chi cacchio sarebbe?
– Ehm… credo sia quella con cui abbiamo fatto l’aperitivo l’altra sera.
– Ma come cacchio ha fatto a…

– Buongiorno, signori! – esordì Dorina vedendo che i due si stavano svegliando. – È una splendida mattina di sole e voi siete miei ospiti. Sarete miei ospiti fino a quando la trasformazione non sarà completata, quindi vi conviene mettervi a vostro agio e comunicarmi le vostre esigenze, in maniera tale che io possa provvedere.
– Ehm… buongiorno a te, cara – rispose Alistair, cercando di blandirla per prendere tempo. – Ti dispiacerebbe spiegarci cos’è successo, e come mai ci troviamo in questa inusuale situazione?
– Bella domanda, bella domanda, me la sono posta anch’io ieri mattina. Mi sono svegliata con due uomini nel mio letto, wow, quando invece non mi sarei proprio dovuta svegliare. Ma quando sono andata in bagno e mi sono guardata allo specchio ho visto i segni dei morsi, e ho capito tutto! Cosa credete, anch’io leggo e vedo le serie TV… Voi siete vampiri! E adesso che mi avete morso diventerò bellissima, forte e irresistibile; e la notte andremo insieme a scorrazzare e a mordere la gente, e chissà, magari morderò quel gran figo dell’ingegner Rabiati che mi amerà per tutta la nostra lunga, lunghissima vita…
Gavin esaminò l’umana che si trovava davanti a lui. Bassetta, in sovrappeso, sul viso conservava grappoli di brufoli mai debellati dall’adolescenza. Mentre parlava e sognava il futuro, gli occhiali che continuavano a scivolarle lungo il naso, il suo viso era acceso dall’entusiasmo. Squadrandola, Gavin pensò che quella luce nei suoi occhi doveva essersi vista ben poche volte, tanto che gli dispiaceva doverla contraddire.
– Fammi capire meglio, cara – le si rivolse mellifluo – di quale trasformazione stai parlando?
– Della mia trasformazione in vampiro, no? Lo sanno tutti che se ti morde un vampiro poi diventi un vampiro, e diventi super forte, super veloce e super bello. Che la trasformazione è impegnativa, e qui ovviamente mi aiuterete voi, ma che poi ti aspetta una lunghissima e fichissima vita. Mi dispiace di avervi legati così; ma dovevo assicurarmi la vostra collaborazione, e poi la prudenza non è mai troppa. Ma potremo diventare grandi amici! Anzi, se volete dopo che mi sarò trasformata potremo anche fare sesso!

Alistair e Gavin repressero contemporaneamente un moto di nausea.
– Certo che si è fatta un sacco di idee strane sui vampiri…
– Già, circolano un sacco di leggende metropolitane… credi che sappia della comunicazione telepatica fra noi?
– Non credo… ma tu per sicurezza non mi guardare mentre ne parliamo.
– Io a dire il vero guardavo te perché tutto questo rosa infiocchettato mi sta violentando gli occhi.
– Lo so… e guardare lei certo non è un’avventura migliore… ma per uscire da questa situazione dobbiamo per forza parlare con lei. Cerca di essere gentile, altrimenti non la svanghiamo più…

– Sai, cara – iniziò Gavin, facendo una certa fatica a chiamarla così – gira un sacco di disinformazione sui vampiri.
– Sono tutta orecchie, spiegami! – rispose lei, contenendo a stento il sorriso.
– Ecco, vedi… – iniziò Gavin; ma Alistair lo interruppe immediatamente – Senti cara… il tuo nome?
– Dorina! – rispose lei con l’entusiasmo negli occhi – Ma da oggi in poi mi farò chiamare… Dorah! Con la acca finale, che fa tanto mangiatrice di uomini!
– Dorah, allora… Dorah cara – continuò Alistair – perché non prepari del caffè? Ci prendiamo un attimo di pausa, facciamo le presentazioni come si deve, e poi ti raccontiamo tutto.
A malincuore Dorina, che certo non era bella ma di sicuro era molto ospitale, represse l’impazienza e uscì dalla stanza, diretta verso la cucina.

– Non puoi dirglielo – risuonò imperioso Alistair nella mente di Gavin. – Non puoi dirle che non esiste nessuna trasformazione, che non si diventa vampiri per un morso, che vampiri ci si nasce, non ci si diventa. Non puoi assolutamente dirglielo.
– E perché mai? – ribattè Gavin con gran disappunto – Prima chiariamo questa situazione e prima ciascuno di noi tornerà alla sua splendida esistenza.
– Tu credi? – chiese Alistair canzonatorio, lanciando uno sguardo verso il comodino rosa, dove ancora giacevano la bottiglia e la boccetta, vuote. – Non hai capito cos’è successo? Cosa le ha permesso di sorprenderci e legarci qui?
– È quasi pronto! – proruppe stridula Dorina affacciandosi alla porta. – Latte e zucchero?
– Nero cara, grazie – risposero quasi in coro i due vampiri, sperando di avere ancora qualche minuto per comunicare tra loro. Appena Dorina sparì di nuovo diretta verso la cucina, Gavin tornò alla carica.

– Allora? Vuoi spiegarmi?
– Hai sentito quello che ha detto, no? “Non mi sarei proprio dovuta svegliare”… e noi ci siamo sparati una dormita di più di ventiquattro ore… ti sembra normale?
– No, effettivamente no… ma allora…? – bisbigliò mentalmente Gavin, cominciando piano piano a capire.
– Esatto, caro il mio acuto vampiro. Quando l’abbiamo trovata, l’altra notte, aveva deciso di farla finita. Ha bevuto il vino e ha ingollato tutta la boccetta di sonniferi.
– Per tutte le zanzare! Ecco perché ci è venuto quel sonno! Meno male, già temevo una qualche malattia senile… bene, allora è tutto chiarito no? Le diciamo che non c’è nessuna trasformazione, ce ne andiamo e lei si uccide in pace.
– Non provare a dirle una paro…

In quella Dorina entrò nella stanza reggendo orgogliosa fra le mani un vassoietto rosa con tre tazze di caffè fumante. Non riuscendo a trattenersi, li investì subito con un fiume di parole.
– Allora, dovete dirmi tutto! Quando inizia la trasformazione? Fa male? Diventerò bellissima, vero? Già vedo tutti i colleghi in ufficio che mi sbavano dietro… dovrò bere anch’io il sangue? Fa schifo? Quelli che morderò diventeranno vampiri pure loro, eh?
– Dorah cara, perdona il disturbo – la interruppe Alistair approfittando della microscopica pausa che Dorina era costretta a inserire fra una domanda e l’altra – ma come puoi immaginare io e Gavin qui avremmo fame… ci faresti la gentilezza di andare a prendere un paio di cornetti al bar? Poi ci mettiamo qui tutti e tre tranquilli e ti spieghiamo tutto.

– Cornetti da bar??? – proruppe Gavin sdegnato appena Dorina fu uscita ballonzolando dall’appartamento – Io voglio andare a casa mia, tirare il cuoco giù dal letto e ordinargli la più sontuosa delle colazioni… cornetti da bar, puah! Dille come stanno le cose e facciamola finita!
– E certo… ma tu invece l’hai capito come stanno le cose? Secondo te come ha fatto un’umana a svegliarsi dopo aver ingurgitato un’intera boccia di sonniferi? – chiese Alistair con fare retorico.
– Beh, la ragazzina qui ha una costituzione robusta. Non vorrai certo insinuare che…
– Guarda in faccia la realtà, Gavin: la ragazzina si è imbottita di sonniferi perché voleva morire. Ma poi siamo arrivati noi, le abbiamo succhiato un bel po’ di sangue, e col sangue anche il veleno che doveva ucciderla. In poche parole, le abbiamo salvato la vita.
– Vabè, dai, ritenterà e sarà più fortunata…
– Ma non lo vedi l’entusiasmo nei suoi occhi? Non si vuole più uccidere, ora è entusiasta perché diventerà un vampiro!
– Ma non diventerà un vampiro, non si diventa vampiri, ci si nasce!
– Però lei non lo sa…

– Allora, Dorah cara – iniziò Alistair più tardi, mentre appollaiato su una seggiola rosa cincischiava il cornetto nel piattino e sorseggiava un caffè decisamente mediocre – credo che la trasformazione sia già iniziata, mi sembra che la tua pelle si stia facendo più liscia e priva di imperfezioni… devi sapere che non diventerai un vampiro, ma il nostro morso ti renderà progressivamente più bella, più magra, più sicura di te…

Dorina lo ascoltava con lo sguardo sognante, mentre pensava a tutti gli anni in cui si era sentita una sfigata, e alla nuova vita che la aspettava.

Vetro: tutto quello che è trasparente, duraturo, e va trattato con delicatezza. Quello che può contenere una nave o la marmellata fatta in casa.