Il sorriso sbagliato

 

Sul treno c’era questo ragazzo-uomo, le orecchie a sventola e gli occhi che evitano gli occhi. Nella sua divisa verde andava su e giù, toglieva le cartacce e spolverava le briciole dai sedili.

Forse ero stanca, o forse lui voleva rendersi invisibile. L’ho visto, ma non l’ho notato subito.

E quando l’ho guardato mi sono incupita, pensando al motto francese “che lavoro di merda”: avanti e indietro tutto il tempo, ballonzolando come su una passerella di legno e corda, a pulire le immondizie di chi si lamenta che i treni sono sporchi. Evitando qualsiasi contatto umano.

Chissà se a casa, la sera, il pavimento fermo gli dà un po’ di vertigine, mi sono chiesta.
E non è bello da dire, ma mi ha fatto pena.

Così gli ho sorriso; ho aspettato che passasse di nuovo e gli ho sorriso. Ho pensato che un sorriso fa sempre bene.

Ma lui per tutta risposta ha guardato per terra.
Come se non se lo meritasse.
O come se non volesse essere compatito.

E penso che forse gli ho offerto il sorriso sbagliato.

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Umido: tutto quello che è indistinto, triste e maleodorante. Quello che vorresti mettere fuori dalla porta prima possibile, e che invece andrebbe usato per coltivare il giardino.

Photo: the train by M0THart