Gli sfaticati del pancreas

Si parlava dei triestini. Di questo “carattere” strano che hanno, fermi immobili e un po’ altezzosi, come se il maggiordomo tardasse ad arrivare.

Una volta ho letto che i triestini sono ancora legati all’idea del grande porto, della città mitteleuropea; e che forse quell’orgoglio un po’ spocchioso gli è rimasto dentro, addirittura crescendo a mano a mano che il ruolo della città si faceva più piccolo. Come se cercare di tenersi l’orgoglio permettesse loro di tenersi un po’ di quella grandezza.

E ci si chiedeva come mai un atteggiamento dei padri, che era la risposta a una certa situazione, continui a rinnovarsi nei figli, nonostante il mondo lì fuori sia cambiato. È affascinante: ereditiamo culturalmente comportamenti che non hanno più ragione d’essere, non hanno un corrispettivo nel mondo reale. Come uno che continua a non sorridere nonostante gli abbiano tolto da anni l’apparecchio ai denti.

Sei un nodo della rete: non te ne accorgi, ma ti comporti di conseguenza. È un sistema di cui fai parte; è come se fosse un organismo: sei a Trieste e fai il triestino, sei a Macerata e fai il marchigiano.

Fra noi siamo come cellule dello stesso organismo. Con la differenza che non sentirai mai una cellula del fegato lamentarsi degli sfaticati del pancreas.

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Umido: tutto quello che è indistinto, triste e maleodorante. Quello che vorresti mettere fuori dalla porta prima possibile, e che invece andrebbe usato per coltivare il giardino.

 

photo credit: “The Wanderer’s Eye Photography” via photopin cc

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40 thoughts on “Gli sfaticati del pancreas

      • Eppure guarda che cominciano ad accumularsi evidenze piuttosto robuste. Per esempio, hai presente quell’immagine del molo che tutti i TG mandano appena si alza un po’ di Bora? Lì si vede un passante che, al labiale, dice chiaramente “No se pol”, cioè “Non si può”, antica formula rituale tipica della zona.
        E poi scusa, se i triestini non esistono chi se lo beve tutto quell’alcol?

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      • Ho presente, sì, ma sono immagini di repertorio girate nel dopoguerra. Le stesse delle fontane romane con i turisti o delle spiagge della Sicilia quando arriva il caldo. Solo che lì non fanno vedere nemmeno il labiale per rispetto verso la Chiesa.
        In merito all’alcol, si tratta chiaramente di una copertura: ci hanno fatto credere di aver popolato Trieste con questi grandi bevitori, in realtà, essendo città di confine, nasconde un traffico illegale di alcol verso l’est Europa, in particolare verso Slovenia e Montenegro che, non a caso, dà il nome al famoso amaro.

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      • Mmmhm… sì, potresti quasi convincermi… ma rimane inspiegato il fenomeno del “volentieri”, che diabolicamente i triestini usano per intendere “volentieri, ma NON posso aiutarla”. Se i triestini non esistono, di chi è la mente diabolica che ha partorito una cosa simile?

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