Di rischi, sbagli e accostamenti casuali, ma azzeccati (Lego-Zen)

La prima mi è nata chiara in testa a fine agosto.

La seconda ieri sera, inaspettatamente, prima di dormire.

Questa mattina ho pensato di accostarle in un unico post, per comodità.

E scopro che stanno molto bene assieme, quasi fossero parti di un’unica comprensione.

 

“Che tu ne sia consapevole o no

quello che fa la differenza nel tuo modo di agire

è il rischio che sei disposta ad assumerti”.

 

“Mi esalta e mi libera

ammettere con me stessa

che prima o poi sbaglierò. Di nuovo”.

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Carta: tutto quello che ricorda più uno svolazzo di inchiostro che una fila di letterine precise e uguali. Quello che andrebbe piegato in quattro e messo in tasca.
photo credit: h.koppdelaney via photopin cc

La travolgente bellezza del cambiamento

Questa mattina ho trovato un regalo che mi sono fatta più di quattro anni fa.

Trovarle è stata un’emozione che rapidissima è arrivata al centro. Scritte su un libro esile ma importante, che mi ha aperto a un cambiamento duraturo e ancora in corso.

Poche righe, lasciate in onore di un’intuizione, impresse fluidamente dove si scrive la dedica.

 

Lignano, spiaggia, 29/08/10

Quando per la prima volta ti trafigge per un istante la paura nel lasciare in giro oggetti che incarnano momenti belli.

Lì, imparerai consapevolmente, dopo tanti bei cambiamenti, la travolgente bellezza del cambiamento.

 

Forse quel giorno di agosto, riposta la penna e chiuso il libro, ho immaginato la me di quattro anni dopo che mi veniva incontro lungo la spiaggia, per ringraziarmi. E il cerchio si è chiuso.

Il libro era “Lo Zen”, di Alan Watts.

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Vetro: tutto quello che è trasparente, duraturo, e va trattato con delicatezza. Quello che può contenere una nave o la marmellata fatta in casa.

 
photo credit: coloneljohnbritt via photopin cc

Gli sfaticati del pancreas

Si parlava dei triestini. Di questo “carattere” strano che hanno, fermi immobili e un po’ altezzosi, come se il maggiordomo tardasse ad arrivare.

Una volta ho letto che i triestini sono ancora legati all’idea del grande porto, della città mitteleuropea; e che forse quell’orgoglio un po’ spocchioso gli è rimasto dentro, addirittura crescendo a mano a mano che il ruolo della città si faceva più piccolo. Come se cercare di tenersi l’orgoglio permettesse loro di tenersi un po’ di quella grandezza.

E ci si chiedeva come mai un atteggiamento dei padri, che era la risposta a una certa situazione, continui a rinnovarsi nei figli, nonostante il mondo lì fuori sia cambiato. È affascinante: ereditiamo culturalmente comportamenti che non hanno più ragione d’essere, non hanno un corrispettivo nel mondo reale. Come uno che continua a non sorridere nonostante gli abbiano tolto da anni l’apparecchio ai denti.

Sei un nodo della rete: non te ne accorgi, ma ti comporti di conseguenza. È un sistema di cui fai parte; è come se fosse un organismo: sei a Trieste e fai il triestino, sei a Macerata e fai il marchigiano.

Fra noi siamo come cellule dello stesso organismo. Con la differenza che non sentirai mai una cellula del fegato lamentarsi degli sfaticati del pancreas.

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Umido: tutto quello che è indistinto, triste e maleodorante. Quello che vorresti mettere fuori dalla porta prima possibile, e che invece andrebbe usato per coltivare il giardino.

 

photo credit: “The Wanderer’s Eye Photography” via photopin cc

Crescere inosservati

C’è un albero nel giardino dei vicini.

Il grosso tronco rimane a stento entro i confini della proprietà; ma le radici, quelle escono per strada e sollevano l’asfalto.

Ci passi sopra e non ti accorgi che stai camminando su qualcosa di vivo. Sembrano callose; assuefatte alla mancanza di rispetto; ormai parte dell’asfalto.

Sono invece la parte più viva di un essere nato per rimanere immobile e silenzioso. Che però continua ad allargarsi, a espandersi verso l’alto e verso il basso. A cercare, a vivere, a ospitare forme di vita, a fare la sua parte. A darci ossigeno.

Tu passi distratto sopra alle sue radici; lui si abitua, e continua a crescere.

Continua a fare il suo miracolo, che tu ne sia consapevole o no.

origin_14088969968Carta: tutto quello che ricorda più uno svolazzo di inchiostro che una fila di letterine precise e uguali. Quello che andrebbe piegato in quattro e messo in tasca.

photo credit: Douglas Brown via photopin cc