Pensierini

Succede che hai voglia di scrivere un post perché ti fa stare bene.
Ma non hai un’idea strutturata in testa… sarà il caldo, il tempo strano, il ronzio mentale degli ultimi giorni…

Allora, accompagnata da squilli di trombette (non è un’ideona, le trombette bastano e avanzano) mi viene un’idea: perché non dedicarsi, in una sorta di ritorno all’infanzia, a scrivere i pensierini?
Lo so, lo so, i pensierini hanno provocato a tutti noi molteplici traumi di rilevante gravità. Ma, attenzione! Per la prima volta non lo faccio per soddisfare un obbligo, ma perché mi va. Alla faccia della maestra! (e risuona epico il ritornello di un pezzo italiano di qualche anno fa… indovinato?).

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Se ben ricordo esistevano due tipi di pensierini: “Scrivi una frase che contenga la tal parola” e “Scrivi X pensierini a piacere” (piacere e pensierini nella stessa frase? Allora è questo uno dei modi in cui ci abituano a essere presi per i fondelli fin da piccoli?).

Dunque, nella mia odierna giocosità (sia benvenuta, gli ultimi giorni sono stati moooolto sbroffi) decido di soddisfare entrambe le consegne: prima scrivo un pensierino a piacere (a); poi scelgo una parola, la evidenzio in grassetto e sviluppo un pensierino a partire da quella (b).

Pronti?

1a. Per me il vero spartiacque tra un anno e l’altro è l’estate. Sono io che sono strana?

1b. Ho il sospetto di aver già composto svariati pensierini contenenti la parola “spartiacque”. Mi sembra quasi di vederla la mia maestra di geografia, che la sera, in babbucce e vestaglia, si interroga sul modo migliore di far apprendere a noi bimbi parole come appunto spartiacque, ma anche versante, greto, dolina, tundra e tettonica a zolle. Che domande, si illumina repentinamente l’insegnante: la soluzione sono i pensierini!
Poi andava a finire che tutti scrivevamo “Oggi la maestra ci ha insegnato cos’è la tettonica a zolle”; e lei si sentiva pure in diritto di fare una faccia poco soddisfatta…
Ora che sono un po’ più grande (ma solo un po’) scriverei: “Scommetto che in ogni classe che si rispetti c’è qualche bimbo che a sentire la parola tettonica si mette a sghignazzare in maniera irrefrenabile”.

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2a. Al telegiornale continuano a dire che non c’è lavoro, non c’è lavoro e non c’è lavoro. Hanno inventato anche questa figura dello “scoraggiato”, quello che è stato rimbalzato talmente tante volte che ha smesso di cercare. Cari giornalisti, state cercando di fornirci una scusa per non cercare più e rintanarci mogi mogi nel nostro angolino?

2b. Credo che il mio collega ieri abbia mangiato la peperonata, perché ha appena scoraggiato (questa la maestra non me l’avrebbe passata. Ma tanto qui le regole le faccio io!).

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3a. I cani hanno questo potere: anche se esco di casa incavolata, riescono sempre a tirarmi fuori un sorriso sincero. Riflettevo su questo fatto un po’ di tempo fa, mentre si parlava con alcune persone delle difficoltà logistiche che i padroni incontrano nel permettere ai loro scodinzolanti amici di accoppiarsi; spesso la soluzione prescelta è quella di sterilizzarli o tenerli d’occhio con graaande attenzione.
Si è capito dove voglio arrivare?
I cani già così sono fenomenali portatori di buon umore; pensa se trombassero!

3b. La parola “accoppiarsi” è una di quelle che se la ripeti in continuazione si sfalda, e finisce che perdi il suo significato. Ho scoperto recentemente che questo fenomeno, in maniera azzeccatissima, si chiama “sazietà semantica”.
Prima osservazione: non fate la prova ripetendola ad alta voce in un luogo pubblico; potreste essere presi per maniaci.
Seconda osservazione: è vero, ho barato, questo pensierino è l’equivalente di “Oggi la maestra ci ha insegnato cos’è la tettonica a zolle”.

Comincio a pensare che potrei lanciare un contest tipo “Blogger che si dilettano coi pensierini 2014, ecco le mie nomination”. Ci sono volontari?

Secco non riciclabile: tutto quello che è senza speranza. Quello che chiede risorse per essere prodotto e non restituirà mai nulla. Roba inutile; monnezza, insomma.

Fotografie:

photo credit: Singing With Light via photopin cc

photo credit: crackdog via photopin cc

photo credit: ellenpronk via photopin cc

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Mondo di blog

Scrivere mi ha salvato.
Strano, no? Si pensa spesso, soprattutto “da grandi”, che siano i fatti quelli importanti; ché le parole son solo parole.
Chissà, se non avessi iniziato da piccola, se non fosse diventato quasi da subito il mio canale. Chissà dove sarei ora, che faccia avrei; chissà se ci sarei ancora.
Metterle giù, le cose, mi ha aiutato a guardarmi dentro, ad accettarmi. La pagina, quella pagina bella scritta a mano, mi ha ascoltato negli anni in cui ero alla disperata ricerca di un interlocutore. Che magari avevo, ma non vedevo.

E ora questa cosa del blog mi piace assai.
Ho cominciato per salvare alcuni pezzettini, qualche riflessione, che altrimenti sarebbero forse svanite con gli anni, o magari in un giorno solo. Un sostituto del taccuino, più organico, più ordinato, che non fosse possibile perdere in qualche angolo polveroso della casa.

Ho cominciato per spingermi a scrivere con una certa regolarità, perché era fin troppo facile nascondersi dietro il pretesto della mancanza di ispirazione; troppo spesso mi negavo lo sfogo che trovi nel movimento fluido della penna, che riesce in qualche modo a dare un ordine a quello che vedi e che senti, che ti fa sentire più leggero, a volte anche entusiasta per essere riuscito a esprimere un pezzetto di te, a lasciar giù una foto di come vedi il mondo.

Quello che non mi aspettavo è il panorama che mi si è aperto davanti.
Quello che non mi aspettavo era la bellezza profonda e carezzevole che ti abbraccia quando leggi quello che scrivono gli altri.

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La mia percezione è che oggi spesso le persone cerchino di risolversi tutto da sole; è raro che un passante ti ricambi il sorriso, e la confidenza trova spesso in risposta la diffidenza.
Davanti a questo panorama, è bello accendere il computer e sentir risuonare i pensieri degli altri, le loro confidenze; confrontarsi con loro, sentirsi meno soli.

Non è poco, e si merita un Grazie.
Grazie a chi si mette giù con sincerità sulla pagina, a chi trova nello scrivere quello che trovo io, a chi mostra la sua anima, le sue gioie e i suoi scazzi.
Forse l’allenamento ci aiuterà a sorridere di più ai passanti; che magari non vedono l’ora di arrivare a casa per scrivere due righe.

Vetro: tutto quello che è trasparente, duraturo, e va trattato con delicatezza. Quello che può contenere una nave o la marmellata fatta in casa.

photo credit: Βethan via photopin cc